Il web2.0 in un video

Cominciamo nel più puro stile web2: con un video di you tube… 
IL video, un successo planetario, e di una efficacia comunicativa straordinaria, ha anche una bella colonna sonora.. accendete le casse!


Sul web 2.0 si dice molto, a partire dalla definizione data da Tim O’ Reilly, utilissima da leggere ed esistente anche in traduzione italiana
Rivoluzione?
Evoluzione?
Tecnologia o cultura?Un modo di fare o di essere?
Certo è che sono strumenti per condividere, comunicare,connettersi.
Non sono nati per la didattica, ma possono essere usati anche per insegnare. L’autore del video, Michael Wesch, fa una affermazione molto interessante: che gli strumenti del web 2.0 sono più flessibili, e il bello è riflettere e provare ad utilizzarli per scopi diversi da quelli per cui sono nati.

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Meno Di Uno su Cento Genera Contenuti.Ma Osservando Meglio…

un interessante contributo dal Blog di Daniele Di Gregorio  Una recente ricerca di Hitwise ha ridimensionato drasticamente l’importanza degli User Generated Content nel Web 2.0. La definizione stessa di Web 2.0 non è mai stata chiara e definita ma negli ultimi tempi sembrava aver trovato la sua naturale definizione come  web di Contenuti Generati dagli Utenti. Ebbene, finalmente è chiaro che gli utenti, o meglio, la stragrande maggioranza di essi non generano contenuti.La regola dell’1%, così come il recente studio di Hitwise ha appurato ad esempio che:

  • solo lo 0,16% condivide video in YouTube

  • lo 0,2% condivide immagini in Flickr

Gli altri utenti? Vengono definiti fruitori, ovvero coloro che attingono ai contenuti generati da questa stretta minoranza di utenti produttivi.

I player del Web 2.0

Quella piccolissima percentuale di utenti attivi, che generano informazione, sono sempre esistiti anche prima di internet. Potenzialmente sarebbero esistiti prima di internet anche i numerosissimi fruitori di tali notizie. Mancava un mezzo che permettesse a queste piccolissime voci di arrivare ad una vasta moltitudine di ascoltatori.Tra ricerche, articoli e studi a mio avviso manca un player fondamentale; colui che funge da collante tra chi genera contenuti chi ne usufruisce. Possiamo definirlo un connettore. Cosa è un connettore? Semplice; è colui che diffonde i contenuti generati da una strettissima percentuale di utenti  in maniera capillare e accuratissima attraverso strumenti di social networking come Digg, Slashdot, l’italiano OkNotizie e gli altri numerosissimi siti di conoscenza condivisa e social news (ognuno di noi ovviamente può ricoprire nel contempo i ruoli di players differenti).Il Web 2.0 è la  vastissima rete di distribuzione (utenti+strumenti) che hanno reso obsoleto il mainstream, cosi come una valle accuratamente  irrigata fa venir meno la necessità di attingere all’unico fiume.

La hot property del Web 2.0

La situazione sin qui delineata è di per sè una indicazione ben chiara riguardo il  fattore determinante del web e della rete nel futuro. Un esercito di famelici utenti è già in attesa di nuove informazioni ed un esercito altrettanto numeroso di diffusori è pronto a veicolarle in ogni luogo, ogni vicolo, ogni pertugio.

E i docenti?

Chi insegnerà agli studenti il corretto utilizzo di questi strumenti? A quale punto di riferimento potranno rivolgersi? Superare allora la paura è una profonda e reale necessità, se la scuola non vuole dimettersi dal suo ruolo di educatrice delle giovani generazioni. Se la scuola si vuole porre come costruttivo filtro tra la realtà e l’educazione delle giovani generazioni è evidente allora come sia assolutamente necessario che all’interno della scuola nascano forme di flessibilità che le consentano di modellarsi ed adattarsi alle multiformi sfaccettature della realta’. Il ruolo delle nuove tecnologie, quindi, resta quello di costruire una nuova strategia per questa seconda decade di vita del web, fornire efficaci esempi di modalità operativa, ma, alla fine, quella che ci troviamo davanti è una strada veramente avvincente ed entusiasmante: alla scuola non resta altro che prendere a piene mani il coraggio di affrontare il nuovo e lanciarsi dentro…il mare aperto. 

Tratto da :http://www.indire.it/content/index.php?action=read&id=1374